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        <title>Ultimi Critiche inserite</title>
        <description>Ultime critiche relative agli artisti inseriti in artecommerciale.com, il portale di compra/vendita di opere d'arte contemporanea</description>
        <link>http://it.artecommerciale.com</link>
        <lastBuildDate>Tue, 07 Feb 2012 09:51:55 +0100</lastBuildDate>
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            <title>Luca Alinari - Critica del 24/04/2010</title>
            <link>http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/luca-alinari-76/critica/</link>
            <description><![CDATA[Alinari &egrave; una delle maggiori personalit&agrave; pittoriche emerse dalla grande stagione di rinnovamento dell&rsquo;arte italiana verificatasi negli anni Ottanta. Figura di artista isolato e irriducibile a facili etichette, &egrave; stato precursore di movimenti artistici come i Nuovi Nuovi e Nuovo Futurismo.<br />
L&rsquo;universo creativo di Alinari, fiorentino di nascita, si sviluppa nei primi anni Sessanta con una ricerca stilistica orientata verso un linguaggio fiabesco, tra il surreale e il na&iuml;f, giungendo ad una cifra stilistica personalissima e di immediata riconoscibilit&agrave;. L&rsquo;impianto narrativo delle opere nasce dall&rsquo;assemblaggio molto libero di elementi figurativi, che si organizza in forma di racconto di carattere fantastico ed evocativo. Lo spazio del quadro assume la struttura prospettica di una scena che accoglie figure, situazioni oniriche, elementi del paesaggio.<br />
Alinari comincia la sua attivit&agrave; artistica con una riflessione critica sulla pop art, considerando lo stereotipo dell&rsquo;oggetto in un&rsquo;ottica affine a quella dell&rsquo;area romana che opera attorno a Baruchello. Caratterizza la propria ricerca con scelte iconografiche raffinate ed estrose attingendo a un repertorio che dall&rsquo;illustrazione per l&rsquo;infanzia giunge alla comunicazione pubblicitaria. Lavora con lucidit&agrave; mentale e pulizia formale. Realizza con mano leggera e controllata. All&rsquo;inizio degli anni &rsquo;70 dipinge con taglio ironico e cromie accese interni di spazi abitativi, esponendo gli esiti nel 1972 in una mostra personale presentata da Enrico Crispolti alla galleria Michaud di Firenze. Nel 1976 &egrave; presente alla mostra curata da Giorgio Di Genova a Montauro &ldquo;Tipologia / topologia del figurativo negli anni &rsquo;70 in Italia&rdquo;. Nel 1979 partecipa alle rassegne &ldquo;Ars combinatoria&rdquo; curata da Solmi e Barilli alla Galleria d&rsquo;arte moderna di Bologna e &ldquo;Testuale: le parole e le immagini&rdquo; a cura di Caroli e Caramel alla Rotonda della Besana di Milano. L&rsquo;impianto narrativo delle sue opere nasce dall&rsquo;assemblaggio molto libero di elementi figurativi isolati e si organizza nel tempo in forma di racconto di carattere fantastico ed evocativo. Lo spazio del quadro assume la struttura prospettica di una scena che accoglie figure, situazioni oniriche, elementi del paesaggio. I risultati di tale lavoro appaiono proposti nella mostra &ldquo;Finestra italiana&rdquo; del 1984 ai Magazzini del Sale di Siena, cui segue una personale a Mantova alla Casa del Mantegna. Nel 1985 Alinari partecipa all&rsquo;XI Quadriennale di Roma nella sezione &ldquo;Emergenze nella ricerca artistica dal 1950 al 1980&rdquo; e ad &ldquo;Anniottanta&rdquo; a Rimini, a cura di Renato Barilli. Anche in seguito, caratterizza il suo lavoro un tono di racconto o di favola, dipinto con apprezzabile leggerezza, per un&rsquo;iconologia di trasognati orizzonti fantastici, colmi di riferimenti ai tempi, agli oggetti e ai giochi dell&rsquo;infanzia. La sua pittura ha oltrepassato le origini grafiche giungendo ad una manifesta consistenza e a cromie brillanti, a volte rutilanti. Una illustrazione esauriente del suo percorso &egrave; data dall&rsquo;antologica curata da Crispolti all&rsquo;Arengario di Milano nel 1993. Vastissimo il curriculum presso gallerie private .<br />
Alinari vive ed opera a Rignano sull&rsquo;Arno nei pressi di Firenze.<br type="_moz" /><a href="http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/luca-alinari-76/opere/">Guarda le opere di Luca Alinari</a>]]></description>
            <author>artecommerciale.com</author>
            <category>Artisti</category>
            <pubDate>Sat, 24 Apr 2010 10:34:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Pietro Annigoni - Critica del 24/04/2010</title>
            <link>http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/pietro-annigoni-87/critica/</link>
            <description><![CDATA[Artista viaggiatore e 'viandante', come ebbe lui stesso a definirsi, Annigoni sperimenta il viaggio come mezzo di conoscenza e di ispirazione che diventa materia preziosa per la sua pittura. <br />
<br />
La sua fama internazionale di ritrattista, che conoscer&agrave; un continuo crescendo, lo conduce verso destinazioni molto prestigiose. Nel 1954-55 e nel 1969-70 in Inghilterra per gli ormai celeberrimi ritratti della regina Elisabetta II, poi nel 1961 a Washington per il Presidente John Kennedy, e ancora nel 1967 a Teheran per il ritratto dell'imperatrice e dello sci&agrave;. Annigoni si affaccia su quel mondo e lo osserva, attirandosi, a torto o a ragione, l'etichetta di pittore mondano. <br />
Nei suoi ritratti si percepisce lo sguardo acuto di Annigoni sulle singole personalit&agrave; effigiate, in un variare di sfumature che dall'osservazione bonaria passa alla spietata franchezza. Fragilit&agrave; e inquietudini, fierezza e solitudine, temperamento e atteggiamento.<br />
&nbsp;<br />
Artista assai discusso e spesso inviso alla critica 'ufficiale', o a quella da lui associata a certi ambienti intellettuali, &egrave; stato escluso dai domini culturali della critica 'militante', estranea ai soggetti pi&ugrave; mondani da lui trattati, e incline a identificare il suo lavoro con un virtuosismo anacronistico svincolato dalle ricerche pi&ugrave; avanzate e progressiste. <br />
<br />
Questa condizione di artista contro-tendenza e avverso alle mode, &egrave; costata ad Annigoni una sorta di isolamento culturale e di solitudine. E non a caso &egrave; proprio <strong>la solitudine che costituisce un tema ricorrente nel suo lavoro</strong>. Sebbene a contatto con numerose personalit&agrave;, dalla societ&agrave; d'&eacute;lite agli affetti pi&ugrave; intimi, e pur coinvolto in cerimonie e serate d'onore, Annigoni si sofferma spesso sul senso della solitudine, la propria e quella altrui: <strong>la solitudine sulla quale medita Annigoni &egrave; una condizione ineluttabile che non conosce categorie e classi sociali, n&eacute; altre distinzioni di sorta. Ma &egrave; sempre la solitudine a permettergli un'empatia con il mondo, con la vastit&agrave; del creato.</strong><br />
<br />
<strong>Falliti, moribondi, mendicanti rievocano i temi ossessivi di certe opere riportandoci all'attenzione al sociale</strong> mostrata dall'artista nell'arco di lunghi anni. Lungi dall'ostentare posizioni ideologiche, Annigoni accenna, senza retorica n&eacute; pietismo di facciata, alla povert&agrave; e alla mendicit&agrave; riscontrata ai margini del mondo, come a Karachi, oppure all'alcolismo, alla miseria e alla brutalit&agrave; di certi quartieri di New York.<br />
<br />
<strong>Annigoni si esprime attraverso l'essere umano e la natura. Una natura volta per volta bella e terribile, madre e matrigna.</strong> <strong>Questa sensibilit&agrave;, profusa in una folta produzione di paesaggi dispiegati sulle varie manifestazioni della natura, si pone, nei passi dell'artista, all'origine di scenari, anche urbani e monumentali, finemente decantati nella loro oggettiva e luminosa bellezza, oppure descritti come luoghi scarni e desolati. Atmosfera, questa, che emana anche dai paesaggi dove Annigoni evidenzia il senso cupo e malinconico, ma anche selvaggio, della morte e della consunzione.</strong><br type="_moz" /><a href="http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/pietro-annigoni-87/opere/">Guarda le opere di Pietro Annigoni</a>]]></description>
            <author>artecommerciale.com</author>
            <category>Artisti</category>
            <pubDate>Sat, 24 Apr 2010 10:56:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Riccardo Guarneri - Critica del 25/01/2010</title>
            <link>http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/riccardo-guarneri-197/critica/</link>
            <description><![CDATA[Oltre la realt&agrave; visiva, oltre le emozioni e gli equivoci dei sentimenti, la pittura di Riccardo Guarneri ci guida in un percorso verso la luce che si materializza sulle tele attraverso tracciati cromatici e lascia spazio a volte a campiture pi&ugrave; larghe, leggere e trasparenti. Quasi espressione di un platonico mondo delle idee non contaminato dalla dimensione materiale della realt&agrave;. E&rsquo; una pittura profonda che vieta di limitarsi al colpo d&rsquo;occhio, in bilico tra l&rsquo;evanescenza del colore e la rarefazione del segno; &egrave; una pittura che suggerisce spazi introspettivi e allo stesso tempo, esprime una spinta dinamica verso l&rsquo;infinito.<br />
<strong>Antonella Uliana</strong><br />
Occorrono occhi particolari per scorgere oltre le labili e mutevoli parvenze, oltre le differenze illusorie. Abili a cogliere la leggerezza di un segno, il tracciato di un pensiero, il dissolversi del pigmento sulla carta, disposti a inseguire una vibrazione, rilevare una trasparenza, perdersi nell&rsquo;utopia di un quadro quasi bianco accanto ad un altro quadro quasi bianco, eppure fra loro cos&igrave; distintamente unici.<br />
<strong>Giovanna Uzzani</strong><br />
In una stesura luminosa, di un bianco morbidissimo, i colori si pongono come sottili vibrazioni, come allusivo gioco di ombre, e ci si accorge che la loro levit&agrave; &egrave; data dal fatto che colori non sono, ma un sottile e fitto comporsi grafico.<br />
<strong>Lara Vinca Masini</strong><br />
Guarneri si propone soluzioni costruttive le cui scansioni siano graduate dalla luce e dove il tracciato geometrico non sia ripartizione di aree disposte in alternativa, ma agisca da guida agli spostamenti dei chiari opalescenti :<br />
Tutto &egrave; lieve, chiaro, senza scosse, ed esatto, preciso, deciso. Quadri, rettangoli, rombi si insediano con minimi decentramenti in un impaginatura per altro rigorosa e le fluente luminose ne seguono con qualit&agrave; proprie l&rsquo;andamento palpitante mediante attenta pertinenza.<br />
<strong>Umbro Apollonio</strong><br />
L&rsquo;ordine, il ritmo sono una ipotesi, non una norma o una maniera. Perci&ograve; sono labili, mutano morfologie e recano ogni volta lo sforzo e la forza dell&rsquo;inventiva che li rende cos&igrave; belli. Non c&rsquo;&egrave; astrazione, n&eacute; ideologia, ma applicazione, metodo e concentrazione. E la labilit&agrave; dell&rsquo;equilibrio unita al senso di un invenzione continua per ottenerlo, crea il fascino di quadri che sembrano quasi metafore lampanti di una situazione del pensiero moderno.<br />
<strong>Marisa Volpi Orlandini</strong><br />
Queste tele bianche che, se non illuminate bene, se non ci si ferma ad osservarle a lungo, non sembrano neanche dipinte, hanno appunto l&rsquo;imperiosit&agrave; di una consapevolezza che l&rsquo;artista invano sembra voler nascondere : la lunga e acuta concentrazione del pittore esigono una disponibilit&agrave; totale da parte di chi fruisce il quadro. Solo chi ha fatto su di s&eacute; un&rsquo;operazione selettiva sull&rsquo;informazione, sui suoi richiami di massa, riesce a conquistare l&rsquo;antico ed unicamente valido rapporto con l&rsquo;arte, diretto, intenso, puntuale.<br />
<strong>Marisa Volpi Orlandini</strong><br />
L&rsquo;artista non rinuncia a vivere la pittura come un diario dello sguardo, le cui pagine sono sfiorate dal soffio della luce, dove disagi e apprensioni entrano nel colore come un turbamento.<br />
Ogni cosa &egrave; sorpresa in una vaga geometria che lascia intuire spazi sconfinati, ogni linea indica una possibile soglia da oltrepassare ma anche un sosta dell&rsquo;occhio, per ripartire verso qualcosa di irraggiungibile.<br />
<strong>Claudio Cerritelli</strong><br />
La linea prepara lo spazio della pagina, la pittura acquerellata ne prepara il fondo, i bianchi rimasti sono i tempi e le scansioni tra superfici distese e liriche, tra tessiture rapide di scrittura; ancora costante rimane per il lettore delle opere di Guarneri il compito di una osservazione prolungata e predisposta a ricercare i fili e le tracce segrete del racconto.<br />
<strong>Andrea B. Del Guercio</strong><br />
Ci troviamo di fronte a pagine di comunicazione intima dell&rsquo;autore e qui si intersecano storie diverse, che i titoli contribuiscono a significare e si combinano con descrizioni dai confini vagamente riconoscibili; &egrave; giunto anche per Guarneri il tempo della partecipazione diretta e del coinvolgimento scoperto per mezzo del suo controllato vocabolario, ed &egrave; Poesia.<br />
<strong>Andrea B. Del Guercio</strong><br />
La pittura di Guarneri &egrave; una pittura dai &ldquo;tempi lunghi&rdquo;, che si evolve con gradualit&agrave; dal concetto ispiratore, alla fase progettuale pianificata mentalmente su cui poi si collocano le scritture o la macchia che scorre guidata da istintiva intenzionalit&agrave;. E di questi &ldquo;lunghi tempi&rdquo; abbisogna anche un attento fruitore, in quanto il messaggio profondo &egrave; appena sussurrato (&hellip;) Risulta quindi necessaria una consistente pausa di &ldquo;ascolto&rdquo; per decodificare e selezionare le varie articolazioni percettive(&hellip;).<br />
<strong>Sandro Stocco</strong><br />
Sulla superficie gli orientamenti del segno si sfiorano, si toccano, si separano, sottomessi alle sorprese della fantasia che diventa la regola di questo irriducibile gioco spaziale.<br />
Dentro l&rsquo;esplosione dello spazio si sente la vertigine dell&rsquo;ignoto, la leggerezza dell&rsquo;essere e quel senso di vaghezza che porta il pensiero dove vuole (&hellip;) L&rsquo;unione tra segno e colore determina una texture ricca di effetti cromatici che si rilevano per trasparenze e interazioni.<br />
<strong>Claudio Cerritelli</strong><br />
L&rsquo;utopia dei quadri bianchi esprime il valore estatico del colore-luce, mentre il ritmo della mano sostiene in modo inconfondibile la finezza del segno, la leggerezza del tratto, l&rsquo;impalpabile materia del colore. Tutto ci&ograve; rende quasi impercettibile il suo fluire nello sconfinamento della superficie.<br />
<strong>Claudio Cerritelli</strong><br type="_moz" /><a href="http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/riccardo-guarneri-197/opere/">Guarda le opere di Riccardo Guarneri</a>]]></description>
            <author>artecommerciale.com</author>
            <category>Artisti</category>
            <pubDate>Mon, 25 Jan 2010 16:14:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Rossella Ramanzini - Critica del 14/01/2010</title>
            <link>http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/rossella-ramanzini-196/critica/</link>
            <description><![CDATA[Il registro del lavoro di Rossella Ramanzini pone un problema legato alla concezione canonica della sezione aurea. Percettivamente le forme si definiscono e si cancellano proponendo un percorso mimetico all&rsquo;osservatore, rappresentazione e presentazione coesistono nello spazio.<br />
Nelle sue opere, di matrice astratto - geometrica - optical, l&rsquo;idea di Rossella Ramanzini e&rsquo; quella di mimetizzare forme organiche a forme &ldquo;non oggettive&rdquo; Il risultato e&rsquo; quello di ottenere una sorta di percezione retinale dilatata attraverso un gioco mimetico ( MARCO GRADI).<br type="_moz" /><a href="http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/rossella-ramanzini-196/opere/">Guarda le opere di Rossella Ramanzini</a>]]></description>
            <author>artecommerciale.com</author>
            <category>Artisti</category>
            <pubDate>Thu, 14 Jan 2010 16:59:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Emanuele Diliberto - Critica del 22/06/2009</title>
            <link>http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/emanuele-diliberto-48/critica/</link>
            <description><![CDATA[&laquo;Nella scelta della quasi totale astrazione compiuta da Diliberto - scrive Emilia Valenza nel saggio critico in catalogo - si insinua spesso il ricorso ad una scrittura che l'artista libera sulle grandi superfici con una scioltezza elegante e leggera, come se ad essa avesse affidato il compito di una narrazione gaia, seguendo il fluido di un'interiorit&agrave; densa di rimandi a momenti vissuti [-]&raquo;. Ed ancora: &laquo;[-] lo sbeffeggio e' pratica continua [-] nel continuo spostamento di verit&agrave; e veridicit&agrave;&raquo; <br />
<br />
Emanuele Diliberto ha vissuto a lungo tra Milano, Parigi e New York, dove ha conosciuto alcuni tra i piu' celebri protagonisti delle avanguardie internazionali (Basquiat, Rauschemberg, tra gli altri) e dove ha dato vita ad innumerevoli mostre personali con notevoli riscontri di critica e di pubblico, da qualche anno Emanuele Diliberto si e' ristabilito a Palermo. Qui, nel 2003, ha esposto nella sala-mostre dell'Ersu (Pensionato San Saverio), nella cui biblioteca, due anni dopo, ha anche realizzato un'opera murale (Incipittura); e nel 2006 alla Galleria La Piana Arte Contemporanea (2006). Nell'estate dell'anno scorso ha partecipato ad Acireale ad una collettiva, promossa dalla Fondazione del Credito Siciliano, dov'erano presenti opere di alcuni dei principali artisti siciliani del '900. Una sua -personale- (Il mondo al centro) e' in corso fino al 23 giugno a Roma, presso la Casa d'Arte Ulisse. <br />
<br type="_moz" /><a href="http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/emanuele-diliberto-48/opere/">Guarda le opere di Emanuele Diliberto</a>]]></description>
            <author>artecommerciale.com</author>
            <category>Artisti</category>
            <pubDate>Mon, 22 Jun 2009 15:20:00 +0100</pubDate>
        </item>
        <item>
            <title>Cosimo Rizzuto - Critica del 22/06/2009</title>
            <link>http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/cosimo-rizzuto-60/critica/</link>
            <description><![CDATA[Quando nel 1962 due giovani artisti palermitani, Filippo Panseca e Ciro Li Vigni, aprirono in via Ricasoli la galleria "II chiodo", inventando poi anche La Ricasoliana, una mostra per strada che a Palermo fu per alcuni anni una manifestazione di successo, si trovarono davanti un giovanotto di scarsi mezzi e molta passione, che sarebbe diventato uno dei loro pochi clienti e in poco tempo un vero collezionista.<br />
<br />
Da allora sono passati molti anni e oggi la casa di Cosimo Rizzuto &egrave; cosi piena di opere d'arte da stordire chi &egrave; in visita. Pareti di stanze e corridoi sono un unico coloratissimo mosaico le cui tessere si chiamano Schifano, Angeli, Festa, Scanavino, Pezzati, Baj, Dorazio, Arman etc. Il fuoco della raccolta &egrave; sugli anni '60 e '70, quando a tutti sembrava di poter reinventare il mondo: il periodo forse pi&ugrave; emozionante per Rizzuto che a Roma conosce Pasolini, entra nella sua cerchia, frequenta il mondo del cinema e degli artisti. Lo scrittore-regista ne apprezza il timbro di voce e lo invita a collaborare come doppiatore, ma Rizzuto &egrave; troppo legato alla sua famiglia e ai suoi due bimbi per trasferirsi definitivamente a Roma e affrontare le incognite di una vita eccitante, ma pi&ugrave; incerta.<br />
<br />
Come nel film Sliding Doors, l'esistenza prende cosi un altro binario: un impiego alle poste e una vita tranquilla nell'anonimato, che diventa lo scudo della "corda pazza" delle sue passioni. Un amour fou per la carta stampata, fumetti, manifesti, rotocalchi, riviste e quotidiani, che conserva, cataloga, e ritaglia, accumulandoli in colonne dal pavimento al soffitto che trasformano la sua dimora in un singolare e fantastico deposito delle pagine del tempo. Come il dadaista Schwitters la cui architettura di objets trouv&eacute;es cresceva ogni giorno tra le pareti di casa, anche Rizzuto ha edificato per anni il suo personale Merzbau, senza sapere che sarebbe arrivato un giorno in cui le immagini domiciliate dentro quella sua raccolta amorosa e ostinata si sarebbero animate pretendendo una seconda vita. Oggi il suo archivio &egrave; diventato la sua miniera, da cui estrae la materia prima per le sue opere: Rizzuto infatti &egrave; anche e soprattutto un artista.<br />
<br />
Tex, Zagor, Capitan Miki, Mandrake e l'Uomo Ragno, gli attori del cinema, la bombetta di Magritte, la statua di Apollo e le lattine di Sprite, Rodolfo Valentino e Dario Fo: il mondo &egrave; un caleidoscopio, una miscela di schegge colorate da ricucire insieme seguendo un nuovo filo. Cosimo Rizzuto sembra abitato dalla stessa "fiamma della regina Loana" che &egrave; nascosta nel cuore di Yambo, il personaggio del romanzo illustrato di Umberto Eco, solo che, al contrario di Yambo, lui non ha perso la memoria, i frammenti di immagini non gli vengono incontro sperduti nella nebbia, e non deve recarsi nella sua casa di campagna per ritrovare se stesso nei giornalini dell'infanzia. Rizzuto ha attorno a s&eacute; tutto ci&ograve; che gli serve.<br />
<br />
Era da molto tempo che sognava di "risemantizzare" a modo suo il proprio mondo, la necessit&agrave; espressiva &egrave; maturata a lungo dentro di lui. Cosi, quando &egrave; andato in pensione, negli anni '90, ha iniziato subito a scavare nella sua miniera di carta, a ritagliare, selezionare, accostare, incollare, creando da allora ad oggi centinaia di collage. Amabili, ruvidi, fantastici, poetici, intimisti, dichiarativi, sorprendenti. E sempre costruiti in primo luogo come lucidi intarsi cromatici di forme, dove volti, scrittura e storie diverse si combinano in un inedito paesaggio unitario. E' arte in quanto creazione di un nuovo equilibrio attraverso la valorizzazione delle parti.<br />
<br />
In queste nuove icone, che coniugano epoche e registri differenti, l'alto e il basso, gli anni trenta, gli anni sessanta e l'oggi, Apollo e Corto Maltese, le star e gli oggetti quotidiani, si condensa il nostro tempo, il flusso di una memoria collettiva che assembla gli scampoli e le spine delle immagini che ci assediano e che a volte ci restano dentro, senza che ne sappiamo pi&ugrave; identificare l'origine. Le abbiamo intraviste per strada, su una rivista, su uno schermo? Sfidando la pittura con forbici e colla, Rizzuto cerca di ridare senso all'affastellamento visivo sconnesso che ingorga il nostro immaginario, estrae dal caos i suoi reperti, li giustappone in un nuovo ordine e un altro orizzonte di significati, producendo la chiaroveggenza dell'imprevisto: ecco che l'attenzione si ridesta e il brusio dei residui diventa linguaggio.<br />
<br />
E' anche, in parte, autobiografia: lo sguardo dell'infanzia sul padre che rientrava con il Corriere della sera sotto il braccio, le letture dei fumetti nell'adolescenza, i manifesti del cinema che ha amato e sfiorato, i viaggi che non ha fatto fisicamente ma che ha sognato nelle sue stanze di carta.<br />
<br />
Il collage &egrave; molto pi&ugrave; di una tecnica, &egrave; una sindrome, una "forma mentis" che spesso si accompagna all'ossessione accumulatoria del collezionismo, cos&igrave; almeno &egrave; stato per protagonisti dell'arte del novecento come Hannah H&ograve;ch, Kurt Schwitters o Joseph Cornell. Anzi, forse non vi &egrave; concetto che meglio definisce le condizioni e le possibilit&agrave; dell'arte moderna, inglobando nella sua pratica combinatoria anche lo sguardo avvezzo al montaggio alternato del cinema, allo zapping televisivo, alla coabitazione universale sullo schermo del computer. Il collage rispecchia le condizioni della nostra frammentata esperienza visiva, e si presenta come una "natura morta" del nostro tempo metropolitano e globalizzato: i brani di carta stampata hanno la stessa funzione metaforica dei trofei di frutta e di fiori e delle fragili cristallerie dei quadri olandesi, dettagli di immagini che affollano l'arena dell'azione umana, deperibili icone dell'era gutenberghiana di massa.<br />
<br />
Alcuni sostengono che la vicenda del collage si conclude negli anni '60, con la Pop art e le tendenze concettuali. E' possibile che Rizzuto, artista semiclandestino in questa citt&agrave;, sia un anacronista, certo &egrave; un outsider che va per la sua strada senza curarsi delle regole del sistema dell'arte. Ma molti hanno gi&agrave; dato per morta la pittura, che pure rinasce ogni giorno sulla scena globale. Potrebbe essere analogo, e forse a maggior ragione, anche il destino del collage. Intanto, le opere di Rizzuto - una visita nel suo studio &egrave; da consigliare - funzionano. Potrebbero essere definite come le pagine di un possibile e fantasioso atlante dell'archeologia del presente.<br />
<br />
Prof. Eva Di Stefano<br type="_moz" /><a href="http://it.artecommerciale.com/artisti-opere/cosimo-rizzuto-60/opere/">Guarda le opere di Cosimo Rizzuto</a>]]></description>
            <author>artecommerciale.com</author>
            <category>Artisti</category>
            <pubDate>Mon, 22 Jun 2009 15:23:00 +0100</pubDate>
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